Spagna del Nord in quindici giorni: on the road tra Paesi Baschi, Cantabria, Asturie e Galizia

Spagna del Nord in quindici giorni: on the road tra Paesi Baschi, Cantabria, Asturie e Galizia

Quindici giorni, quattro regioni, un'auto a noleggio e nessuna guida turistica in tasca: solo la voglia di scoprire la Spagna che pochi raccontano.

C'è una Spagna che non è quella delle cartoline. Non è Barcellona, non è Madrid, non è nemmeno l'Andalusia assolata che tutti immaginano quando si pensa a un viaggio iberico. È la Spagna verde, quella bagnata dal Cantabrico, dove le strade costeggiano scogliere invece di spiagge affollate e dove il sole, quando esce, sembra un regalo più che un diritto acquisito. È lì che ho deciso di portare la mia prossima vacanza, organizzata in totale autonomia: volo, auto a noleggio, quattro case vacanza in altrettante regioni. Nessun tour operator, nessun pullman con quarantacinque persone a bordo. Solo io, una mappa, e la libertà (e la responsabilità) di sbagliare strada quando serve.

Image

Il progetto: attraversare la costa Nord senza fretta

L'idea era semplice sulla carta e un po' meno semplice da realizzare: volare da Roma a Bilbao, prendere un'auto a noleggio e risalire — anzi, scendere — la costa da est a ovest, dai Paesi Baschi fino alla Galizia, dormendo in quattro basi diverse per non passare la vacanza sempre in valigia. Un itinerario a tappe, con soggiorni di tre o quattro notti in ogni zona, giusto il tempo di sentirsi un po' locali prima di ripartire.

Bermeo, nei Paesi Baschi, è stata la prima casa. Poi Miengo, in Cantabria. Quindi Treviàs, nelle Asturie. E infine Rinlo, già in Galizia, a un passo da uno dei luoghi più fotografati (e più veri) di tutta la costa atlantica spagnola.

Va detto con onestà: quindici giorni così organizzati sono tanti, e non è un viaggio per chi cerca relax puro. Ogni due o tre giorni si cambia casa, si rifà lo zaino, si riparte. Chi ama restare fermo, prendere un ritmo lento in un solo posto, potrebbe trovarlo faticoso. A me, che di viaggi lenti scrivo spesso, questo invece ha funzionato: perché ogni base era comunque un piccolo mondo a sé, da esplorare con calma nei suoi due o tre giorni.

Marilù

Image

Paesi Baschi: pintxos, scogliere e una chiesa in cima al mare

Bermeo, paesino di pescatori sull'oceano, è stata la porta d'ingresso. Da qui, il primo giorno vero di viaggio è stato per Gernika: il Museo della Pace, la chiesa di Santa María, il centro storico ricostruito dopo i bombardamenti del '37, e un pranzo di pintxos alla Taberna Auzokoa che da solo vale la deviazione. I pintxos sono lo street food basco per eccellenza: piccoli bocconi — una fetta di pane con un'acciuga, un pezzo di tortilla, un gambero appena scottato — tenuti insieme da uno stuzzicadenti (pintxo significa proprio "spillo") ed esposti al bancone dei bar, da scegliere a vista e accompagnare con un bicchiere di txakoli, il vino bianco leggermente frizzante della zona. Si capisce subito perché i baschi sono considerati tra i popoli più ospitali di Spagna, sempre pronti a spiegarti cosa stai mangiando con un orgoglio che non è mai arroganza.

A Gernika c'è un pensiero che da italiana non potevo evitare, e che voglio lasciare qui più come omaggio che come nota di viaggio. Il bombardamento del 26 aprile 1937 — quello che il quadro di Picasso ha reso il simbolo degli orrori della guerra moderna — non fu opera solo della tedesca Legione Condor: al suo fianco volò anche l'Aviazione Legionaria italiana, inviata da Mussolini a sostegno delle truppe franchiste. Camminando tra le targhe commemorative e il museo della pace di Gernika, mi sono fermata un momento in silenzio, con un pensiero vicino a una richiesta di scusa per quella responsabilità italiana troppo spesso dimenticata. Non è un dettaglio da guida turistica, ma un pezzo di storia che merita rispetto, non oblio.

Il giorno dopo, la scogliera di San Juan de Gaztelugatxe: l'eremo collegato alla terraferma da un ponte di pietra e 241 gradini che si arrampicano fino in cima. Attenzione però, perché qui l'improvvisazione non è ammessa: l'accesso è a numero chiuso e va prenotato online in anticipo, altrimenti si rischia di arrivare fin lassù e trovare la sbarra chiusa. Detto questo, resta uno dei panorami più intensi che abbia visto sull'Atlantico — sì, è diventata famosa anche grazie a Il Trono di Spade, e sì, ci sarà sempre qualcuno che arriva solo per quello. Poco distante, la Playa de Laida a Ibarrangelu è la prima di una lunga serie di spiagge che in questo viaggio mi hanno lasciata a bocca aperta: enorme, con la sabbia che si apre a ventaglio sull'estuario di Urdaibai, e a fine agosto praticamente deserta. Bermeo stessa, con il suo museo del pescatore e il porto vecchio, merita più di una passeggiata distratta: è una città di lavoro, non un set turistico, e si sente.

Bermeo
Image
Bermeo - porto
Image

Gernika - copia quadro Picasso

Image

Gernika

Image

San Juan de Gaztelugatxe

Image

Playa de Laida

Image

Cantabria: dune, grotte preistoriche e il paesino più bello che non conoscevo

Da Bermeo a Miengo, base cantabra, il paesaggio cambia registro: le dune di Liencres e la pineta che le protegge introducono alla spiaggia di Valdearenas, un chilometro e mezzo di sabbia chiarissima e vuota, chiusa tra le dune e l'oceano. Ma è nell'entroterra che la Cantabria mi ha davvero colpita.

Ad Altamira, tra il museo e la grotta (quella vera è chiusa al pubblico da anni per preservarla, ma la Neocueva, la replica millimetrica realizzata accanto all'originale, è fatta con una cura che sorprende), si capisce quanto l'arte rupestre sia lontana dall'idea ingenua che spesso ne abbiamo: i bisonti dipinti oltre 14.000 anni fa hanno una tridimensionalità e un uso del colore che lasciano pensare più a un atelier d'artista che a un rifugio primitivo. Il museo, con i reperti e la ricostruzione del contesto preistorico cantabro, meriterebbe da solo una mattinata intera. E poi Santillana del Mar. Lo dico senza remore: è stato il posto che mi ha emozionata di più in assoluto in questo viaggio. Un borgo medievale di pietra dorata, quasi intatto, senza le insegne moderne che rovinano tanti centri storici europei. Cartes, poco distante, è un'ottima aggiunta per chi ha ancora tempo, ma se doveste scegliere una sola tappa in Cantabria, sarebbe questa.

Comillas chiude degnamente la parentesi cantabra, e lo fa con un piccolo capolavoro: El Capricho, l'unica opera di Antoni Gaudí in Cantabria, costruita alla fine dell'Ottocento come villa estiva. Piastrelle di ceramica a motivo floreale, una torre-minareto che sembra uscita da una favola orientale, un girasole meccanico che un tempo seguiva il sole: è Gaudí in miniatura, prima della grande stagione di Barcellona, e vale ampiamente il biglietto d'ingresso. Il centro storico di Comillas, insieme alla spiaggia di Oyambre — un altro arenile immenso, orlato di dune verdi, silenzioso a fine stagione — e al borgo di San Vicente de la Barquera con il suo castello che domina l'estuario, completano la giornata.

spiaggia di Valdearenas

Image
Altamira - museo e grotta
Image
Altamira - arte rupestre
Image
Santillana del Mar
Image

Santillana del Mar

Image

Santillana del Mar

Image

Cartes

Image
Comillas - El Capricho di Gaudì
Image

Comillas

Image

San Vicente de la Barquera

Image

Asturie: scogliere selvagge e un paese color pastello

Le Asturie sono forse la regione più sottovalutata dell'intero itinerario, e la base di Treviàs si è rivelata perfetta per esplorarle: Cabo Busto, la playa de Orun — spiaggia enorme e selvaggia, quasi completamente vuota — e poi l'Ermita de la Regalina, appesa alla scogliera sopra Cadavedo. Qui c'è un dettaglio che vale la sosta più della cappella stessa: accanto all'ermita si trova un hórreo, il tipico granaio asturiano su pilastri di pietra, e proprio lì, con vista sull'oceano che si apre a strapiombo sulla scogliera, sono state posizionate delle panchine. Ci si può sedere in silenzio per un tempo che non si sarebbe programmato e che vale comunque tutta la deviazione. Il borgo di Luarca, con il suo cimitero marino che guarda l'oceano, completa la giornata: da qui parte anche un trenino turistico che sale fino al faro, con un mirador da cui lo sguardo corre lungo tutta la costa asturiana — una piccola gita nella gita, breve ma capace di regalare uno dei panorami più belli delle Asturie. Ed è proprio a Cadavedo, non lontano dall'ermita, che si trova la Ballena Blanca: un pranzo che è stato uno dei momenti gastronomici più belli del viaggio.

E poi Cudillero. Un altro dei tre luoghi che porterò a casa da questo viaggio: casette colorate accatastate su un anfiteatro naturale che scende fino al porto, un paese che sembra disegnato apposta per essere fotografato eppure resta autentico, vissuto, con i pescatori che scaricano ancora le loro reti al mattino.

Da non perdere anche Puerto de Vega e la spiaggia di Frexulfe: una lingua di sabbia isolata, raggiungibile solo a piedi, incastonata tra le scogliere e praticamente senza nessuno. A chiudere la giornata, un chiringuito con un nome che è già un programma: La Mar de Fondo.

Capo busto
Image
playa de Orun
Image
Ermita de la Regalina
Image
Ermita de la Regalina
Image
Luarca
Image
Cudillero
Image
Puerto Vega
Image
Puerto Vega
Image
spiaggia di Frexulfe
Image

Galizia: la Spiaggia delle Cattedrali e l'ultimo tratto di costa

L'ultima base, Rinlo, in Galizia, è servita soprattutto per raggiungere lei: Playa de las Catedrales. Il terzo luogo che mi ha lasciata senza parole. Ma qui una nota pratica è d'obbligo, perché è anche l'errore più facile da fare: questa spiaggia va vista solo con la marea bassa, quando gli archi naturali scavati nella roccia diventano percorribili a piedi e la passerella panoramica sopra la scogliera regala una vista che con l'alta marea semplicemente non esiste. Controllate gli orari delle maree prima di partire, non quando siete già arrivati: è l'unico vero consiglio non negoziabile di questo articolo.

Tapia e la spiaggia di Penarronda — un altro arenile enorme a cavallo tra Asturie e Galizia, incorniciato dal verde, quasi vuoto a fine stagione — hanno accompagnato le giornate più tranquille, ma la sorpresa vera, quella che non mi aspettavo, è stata Mondoñedo: un paesino dell'entroterra che custodisce una cattedrale gotica-barocca di una bellezza sproporzionata rispetto alle dimensioni del borgo, con due torri asimmetriche (una romanica, una barocca, frutto di secoli di rimaneggiamenti) e un interno che vale ampiamente la deviazione dalla costa. Un pranzo al Puerto de Rinlo ha completato la parentesi galiziana, prima del rientro verso Bilbao — con una notte all'Holiday Inn vicino all'aeroporto, giusto il tempo di riconsegnare l'auto senza l'ansia del volo del mattino dopo.

Rinlo
Image
Playa de las Catedrales
Image
Playa de las Catedrales
Image
Tapia
Image
spiaggia di Penarronda
Image
Mondoñedo
Image
Mondoñedo
Image

Cosa mi porto a casa

Tre cose, soprattutto. La prima sono proprio le spiagge: lungo tutta la costa, dai Paesi Baschi alla Galizia, ho trovato arenili enormi, di una bellezza quasi scandinava nella luce di fine estate, e a fine agosto–inizio settembre praticamente deserti — solo qualche surfista in muta a dividerli con noi. Chi cerca il "tutto esaurito" da luglio italiano qui non lo trova, ed è un pregio, non un difetto. La seconda è la gentilezza spagnola, e in particolare basca e asturiana: non quella di circostanza, ma quella di chi ti corregge la pronuncia di un piatto con un sorriso, o ti indica una spiaggia "meno turistica" senza che tu l'abbia chiesto. La terza sono le strade: la A8, l'autovia che corre lungo tutta la costa cantabrica, è gratuita, ben tenuta, e rende la guida un piacere più che una fatica — un dettaglio che in Italia, abituati ai pedaggi ovunque, si nota. A tutto questo aggiungo, fuori conteggio, il polpo alla galiziana: bollito, tagliato a fette spesse, condito solo con olio, sale grosso e paprika affumicata. Semplicità che in Italia chiameremmo quasi "povera" e che invece è pura maestria.

Una scelta consapevole, va detto: ho lasciato fuori i Picos de Europa e tutto l'entroterra montano, per dedicare interamente questo viaggio alla costa. Sarebbe stato troppo, in un solo itinerario, provare a raccontare anche le montagne — e i Picos, da quel poco che si intravede risalendo verso l'interno, meritano un viaggio a parte, con tutt'altro ritmo. E c'è un'altra assenza di cui sono consapevole: Bilbao stessa, attraversata solo in aeroporto all'andata e al ritorno, senza mai fermarmi davvero in città. Tra il Guggenheim, il centro storico e la movida basca, meriterebbe un weekend tutto suo. Ci tornerò per entrambe le cose: questa è già una promessa.

Rinlo
Image
Image

Info pratiche

Volo: Roma–Bilbao con Wizz Air, circa 2 ore di volo diretto.

Auto a noleggio: prenotata tramite Discover Cars, ritiro in loco con l'agenzia locale Gobycar.

Alloggi: quattro case vacanza prenotate tra Airbnb e Booking.com, una per ogni regione (Bermeo, Miengo, Treviàs, Rinlo).

Periodo consigliato: la Spagna del Nord è imprevedibile dal punto di vista meteo tutto l'anno — meglio portare sempre un k-way, anche in piena estate. Fine agosto-settembre è un momento perfetto: meno turisti, spiagge enormi quasi deserte, solo surfisti in acqua. Da non perdere assolutamente: Playa de las Catedrales (solo con marea bassa — controllare gli orari in anticipo), Santillana del Mar, Cudillero.

Dune di Liencres
Image

spiaggia di Frexulfe

Image
Playa de cueva
Image
Playa de Baixa
Image
Playa de las Catedrales
Image
Playa de Usgo
Image
spiaggia di Frexulfe
Image
Comillas - El Capricho di Gaudì
Image

Social

Search

Cookie Policy

Questo sito utilizza i cookie per garantire la migliore esperienza. Continuando a utilizzare questo sito Web, accetti il ​​loro utilizzo. Scopri di più sulla nostra politica sulla privacy