Gita di un giorno nella Tuscia viterbese: un giardino manierista da favola e una foresta secolare Patrimonio UNESCO. Con sosta pranzo — pic nic o agriturismo — tra i castagni dei Monti Cimini.

C'è una fetta di Lazio che non fa rumore, che non si pubblicizza sui cartelloni dell'autostrada e non si trova di default nell'itinerario del primo turista capitato. Eppure è lì, a poco più di un'ora da Roma, ad aspettarti con una pazienza tutta rinascimentale: la Tuscia viterbese, e in particolare quel triangolo magico che mette insieme Bagnaia, Soriano nel Cimino e i Monti Cimini.
Io quassù ci sono tornata tante volte, di stagioni diverse — e ogni volta ho trovato qualcosa di nuovo. Ma la combinazione che vi propongo oggi è quella che preferisco: prima Villa Lante a Bagnaia, uno dei giardini più belli d'Italia (non lo dico io, lo ha detto il 2011, anno in cui fu eletto «Parco più bello d'Italia»), poi la Faggeta Vetusta di Soriano al Cimino, Patrimonio Naturale dell'Umanità UNESCO dal 2017. In mezzo, una pausa pranzo che vale il viaggio da sola.
Pronti? Si parte.

Villa Lante a Bagnaia: dove l'acqua è il vero architetto
Bagnaia è una frazione di Viterbo — ci arrivi in venti minuti dalla città dei Papi — e la villa è subito lì, appena fuori dal borgo medievale, incastonata tra il verde dei Monti Cimini come se fosse sempre esistita. Tecnicamente, quasi è vero: la costruzione iniziò nel 1511 e il cardinale Gianfrancesco Gambara, che ne commissionò la versione attuale, ci lavorò a partire dal 1566 affidando il progetto (con ogni probabilità) a Jacopo Barozzi da Vignola, lo stesso architetto del Palazzo Farnese di Caprarola. I due complessi sono a pochi chilometri di distanza, eppure non potrebbero essere più diversi: dove Caprarola è potenza e monumentalità, Villa Lante è grazia e gioco.
La particolarità più evidente, già dal primo sguardo, è quella che la rende unica nel panorama delle ville rinascimentali italiane: non c'è un unico edificio principale, ma due palazzine speculari — il Casino Gambara e il Casino Montalto — che si fronteggiano come sorelle un po' gemelle e un po' rivali. Tra loro, il giardino è il vero protagonista.
Il giardino che scende verso il basso — e verso la meraviglia
Il giardino di Villa Lante è disposto su terrazze digradanti, e l'elemento che lo attraversa dall'alto in basso, tenendo tutto insieme, è l'acqua. L'acqua sgorga in cima — dalla Grotta del Diluvio — e scende, si trasforma, si ferma, riprende, alimentando una sequenza di fontane che sono altrettante sorprese: la Fontana dei Delfini, la Fontana del Fiume, la Catena d'acqua (uno scivolo d'acqua incorniciato da granchi di pietra, emblema dei Gambara), e infine, in basso, la celeberrima Fontana dei Mori. Al centro di un grande parterre geometrico, quattro figure muscolose reggono un obelisco dal quale l'acqua scende placida, dopo tutto il suo viaggio, in una vasca quadrata contornata di bosso.
Stare qui è una di quelle esperienze che ti convincono che il Cinquecento, nonostante tutto, sapeva godersi la vita parecchio bene.
I Casini e gli affreschi
Se volete vedere gli interni — e ve lo consiglio — il Casino Gambara ospita affreschi di grande qualità, tra cui una straordinaria rappresentazione del borgo di Bagnaia e di altri celebri giardini dell'epoca, tra cui Villa d'Este a Tivoli e il Palazzo Farnese stesso. Ci lavorarono, tra gli altri, Raffaellino da Reggio e Antonio Tempesta. Le visite agli interni si effettuano con orari specifici e, per la Palazzina Gambara, con prenotazione obbligatoria: meglio verificare prima della partenza.
Il Parco: la parte che in pochi conoscono
In pochi lo sanno, ma oltre al giardino formale esiste anche un parco — il Barco — di 18 ettari, accessibile gratuitamente (con biglietto). Fontane in peperino, sedili nascosti, sentieri tra gli alberi: è la parte più selvatica e silenziosa, perfetta se avete voglia di staccare un po' dalla folla (sì, anche qui arriva, specialmente nei weekend primaverili ed estivi).


La sosta pranzo: pic nic tra i castagni o agriturismo con anima
Tra Villa Lante e la Faggeta c'è circa un quarto d'ora di macchina — abbastanza per infilarsi in uno degli angoli più belli della Tuscia e fermarsi a mangiare come si deve.
Opzione A – Pic nic
Se la stagione lo permette (e vi avverto che in queste zone fa fresco anche in piena estate, per via dell'altitudine), un pic nic ai piedi dei castagni lungo la Strada Romana è una scelta felicissima. Passate prima da una delle botteghe di Soriano o da un salumiere di Viterbo, procuratevi pane sciapo viterbese, formaggi pecorini, salumi della zona, qualche oliva, una fetta di crostata ai frutti di bosco — e il pranzo è fatto. L'ambiente fa tutto il resto.
Opzione B – I Giardini di Ararat
Se preferite sedervi a tavola — e capisco benissimo — l'agriturismo I Giardini di Ararat merita una menzione speciale. Si trova lungo la Strada Romana che collega Soriano a Bagnaia, immerso tra i castagni e i boschi dei Monti Cimini, a circa 700 metri di altitudine. È un'azienda agricola biologica che fa anche ristorazione — o meglio, fa ristorazione perché ha un'azienda agricola biologica, e la differenza si sente nei piatti.
La chef Laura Belli propone una cucina che segue i principi Slow Food, la stagionalità e il territorio: pasta fresca fatta in casa, pane fatto in casa, materie prime dalla fattoria stessa o da produttori della Tuscia selezionati. In carta troverete il coniglio leprino dei Monti Cimini — una razza autoctona che allevano loro stessi — funghi porcini, castagne, lamponi, e quella cucina di montagna che sa di vero. Gli ambienti interni sono avvolgenti, con arredi dal sapore antico e un camino acceso nelle stagioni fredde. D'estate, la veranda sul giardino è difficile da battere.
Prenotazione consigliata, specialmente nei weekend.

La Faggeta Vetusta di Soriano al Cimino: quando il bosco è Patrimonio dell'Umanità
Dopo pranzo, si sale. Il Monte Cimino — con i suoi 1.053 metri, la cima più alta della provincia di Viterbo — ospita una delle faggete più maestose e antiche d'Europa: 50 ettari di faggi secolari, alcuni dei quali hanno superato i 200 anni di vita. Nel 2017 l'UNESCO l'ha iscritta nella lista dei Patrimoni Naturali dell'Umanità, insieme ad altre faggete vetuste europee, riconoscendo quella straordinaria continuità ecologica che solo una foresta intatta, mai davvero interrotta, riesce a sviluppare.
Arrivare qui dopo la perfezione geometrica di Villa Lante è un contrasto volutissimo: là tutto è ordine, controllo, simmetria della natura piegata all'intelligenza umana. Qui è l'opposto: la natura fa quello che le pare, da secoli, e lo fa benissimo.
La Rupe Tremante e le leggende
Appena arrivati al parcheggio (ampio, con anche un piccolo parco giochi per i bambini), a darvi il benvenuto c'è un masso enorme di trachite — la Rupe Tremante, o Sasso Naticarello. È un monolite di quasi 250 tonnellate che, per via dell'erosione della sua base, è rimasto in equilibrio precario su una sporgenza rocciosa: può essere fatto oscillare con un semplice palo di legno usato come leva. Plinio il Vecchio lo definì «miracolo della natura», Varrone ne parlò come del «portento del mondo intero». Ci credo.
I sentieri: per tutti i livelli
I sentieri CAI che attraversano la faggeta sono ben segnalati e adatti a livelli diversi di preparazione. Il percorso ad anello base, quello che consiglio per una gita di un giorno, vi porta attraverso il cuore della foresta con i suoi faggi altissimi — sembrano davvero le colonne di un tempio — e una deviazione consente di raggiungere la cima del Monte Cimino, dove si trovano i resti di antichi insediamenti dell'età del bronzo e una torre panoramica. Lungo il percorso ci sono bacheche informative su fauna e flora, e se siete fortunati potrete avvistare il falco pecchiaiolo, il nibbio bruno, o — tra i mammiferi — caprioli e martore.
In autunno la faggeta si tinge di rosso, ocra e oro ed è probabilmente la stagione più fotografata. Ma anche in primavera, con le foglie nuove di un verde quasi irreale, regala qualcosa di speciale. E d'estate — con 1.000 metri di quota e l'ombra dei faggi — è il posto migliore dove stare mentre Roma soffoca.


Informazioni pratiche
VILLA LANTE – BAGNAIA (VT)
Indirizzo: Via Jacopo Barozzi, 71 – 01031 Bagnaia (Viterbo)
Telefono: +39 0761 288008
Orari: dal martedì alla domenica (chiusa il lunedì, il 1° maggio, il 25 dicembre e il 1° gennaio)
Nov–Feb: 8:30–16:30 | Mar–15 apr e 16 set–31 ott: 8:30–17:30 | 16 apr–15 set: 8:30–19:30
Biglietto: intero €8,00 | 18–25 anni €2,00 | gratuito sotto i 18 anni
Prima domenica del mese (ottobre–marzo): ingresso gratuito (verifica sempre prima)
Visite agli interni: con prenotazione obbligatoria per la Palazzina Gambara; verificare orari aggiornati sul sito ufficiale o chiamare prima
Sito:
https://cultura.gov.it/luogo/villa-lante
AGRITURISMO I GIARDINI DI ARARAT
Strada Romana direzione Bagnaia, Soriano nel Cimino (VT)
Cucina biologica, km 0, ispirazione Slow Food | Prenotazione consigliata nei weekend
FAGGETA VETUSTA DEL MONTE CIMINO – SORIANO NEL CIMINO (VT)
Accesso: dal paese di Soriano nel Cimino, seguire le indicazioni per la Faggeta (circa 15 min in auto)
Parcheggio: ampio, gratuito, con parco giochi per bambini
Ingresso: gratuito | Sentieri CAI segnalati | Adatto a famiglie
Per info: www.welcometosoriano.it | www.faggetevetuste.it
COME ARRIVARE DA ROMA
In auto: Via Cassia (SS2) fino a Viterbo, poi seguire le indicazioni per Bagnaia (~104 km, ~1h10)
Da Bagnaia a Soriano nel Cimino: ~12 km, circa 15 minuti
In treno: linea Roma Nord da Piazzale Flaminio fino a Bagnaia (~2h30)
In autobus: COTRAL da Viterbo

Una giornata come questa — che inizia con il suono dell'acqua tra i bossi di Villa Lante e finisce tra i faggi silenziosi del Cimino — è il tipo di viaggio per cui non serve volare lontano. Basta uscire da Roma, salire sui Monti Cimini, e lasciare che la Tuscia faccia il suo lavoro.
E lo fa sempre, puntuale come le fontane del Vignola.
Buona gita, e raccontatemi com'è andata!



